Continua l'abbuffata di western all'italiana, a cui mi sto con piacere sottoponendo da un po' di tempo a questa parte. In questo post faccio un piccolo resoconto di alcuni visti ultimamente, dato che se dedico una recensione approfondita a ogni western che sto vedendo in questo periodo penso che non avrei tempo per nient'altro.

Due signori western con Giuliano Gemma (del secondo ho già accennato qualche post fa), che in entrambi i casi interpreta un ex soldato della guerra di secessione (nel primo un sudista, nel secondo un nordista) che ha a che fare con il ritorno alla vita da civile, con tutti i problemi del caso. Il primo è quasi più simile a un western americano che a uno italiano, in quanto pur fioccando i cadaveri non sono mai più del dovuto, regalandoci comunque momenti di grande tensione come il duello finale, veramente insolito ma che non svelo così vi guardate il film e poi mi ringrazierete per avervi incoraggiato a farlo. Il secondo, chiunque lo capirebbe, riprende il ritorno in incognito di Ulisse a Itaca; infatti qui l'ex soldato, venuto a sapere che il paese d'origine è in mano a una famiglia di banditi messicani che gli hanno anche soffiato la moglie, torna travestito da peone e attua la sua paziente vendetta che culmina in un assalto finale alla fazenda degli avversari resa cinematograficamente in modo a dir poco impeccabile.
Questi due film invece seguono il canovaccio "un tizio mette insieme un variegato gruppo di uomini con abilità diverse per portare a termine una missione"; nel primo caso si tratta di un gruppo di condannati a morte che, in cambio della libertà, devono sabotare per conto dell'esercito nordista un fortino di confederati, mentre nel secondo caso si tratta di mettere in atto un dettagliato piano per rapinare un treno dell'esercito messicano carico d'oro. In entrambi i casi, fra i membri della banda c'è Bud Spencer, nel classico ruolo del bestione tutto muscoli e poco cervello, ma che capisce dove sta il giusto. Nel primo da segnalare come protagonista James Coburn e fra i cattivi Telly Savalas, ovvero Kojak (non so chi se lo ricorda). Anche in questo caso, li consiglio vivamente in quantosono due film molto ben costruiti, le cui trame, seppur non sempre legate cinematograficamente all'ambientazione western (assalti a fortini e a treni blindati ne abbiamo visti tanti, per esempio, anche in film sulla seconda guerra mondiale), in questi due casi ci sta alla perfezione, dato che regalano anche qualche buon spunto storico sulla guerra di secessione e la rivoluzione messicana.
Che altro dire? Se già conoscete questo film non c'è nulla da aggiungere!
Altrimenti vi dico solo che è un'adattamento in salsa western de I sette samurai di Kurosawa, e si tratta di un western americano degli anni sessanta, forse fra i migliori del genere. Da segnalare Eli Wallach nel ruolo del cattivo, un po' più giovane rispetto a quando, qualche anno più tardi, sarà uno dei protagonisti dell'italiano Il buono, il brutto, il cattivo.
Vi ricordate i cloni di Bud Spencer e Terence Hill, di cui abbiamo già parlato varie volte? Questo è il loro primo film. Come negli altri casi, i due qualche volta possono anche risultare simpatici ma il più delle volte i personaggi e il film non si regge in piedi in quanto non vive di vita propria, dato che il confronto con gli originali è continuo e, purtroppo, impietoso (vedetevi il gioco con il sigaro e gli schiaffi, e ditemi se non vi ricorda qualcosa). Comunque la curiosità di vederlo, pur essendo leggermente deprimente, può premiarvi.
Recentissimo film del giappo Takashi Miike, che riprendendo la trama dello straniero senza nome che arriva in una cittadina di frontiera (qui un Nevada giapponese) contesa fra due fazioni rivali, fra le quali il nostro si barcamenerà con buoni risultati per lui. Devo dire che non mi sono mai piaciute troppo le contaminazioni del genere western con altra roba, ma in questo caso ho apprezzato in quanto Miike - argutamente - non cerca di rifare un western all'italiana ma fa semplicemente un film suo ma ispirandosi e omaggiando quel genere. Qualcun potrebbe dirmi "ma come, nel post precedente critichi Tarantino perchè omaggia i film del passato che gli piacciono e lodi Miike che fa la stessa cosa", ma la differenza sta proprio nel fatto che Miike centra il bersaglio e non lascia un retrogusto amaro in bocca perchè, a differenza del suo collega, non si prende per niente sul serio, senza farsi alcun problema a tirare avanti una storia piena di cose deliranti (ho pensato a Russ Meyer) ma che proprio in quanto tali fanno reggere il film ottimamente. Ok a volte c'è qualche giapponesata di troppo ma in generale il film mi è piaciuto parecchio: il mix anche grafico fra western e oriente è ben fatto, così come gli omaggi a Corbucci e Leone: la bara con il mitragialtore Gatling (anacronistico ma, come dicevo, ci sta), la collezione di pistole con tanto di Colt Navy a cui applicare il calcio come quella del colonnello Mortimer, il duello finale in cui l'uomo con il fucile che incontra l'uomo con la pistola è sostituito con l'uomo con la katana che incontra l'uomo con la pistola. E, in entrambi i casi, sovvertendo le aspettative, il primo è l'uomo morto. Con questo duello finale, Miike chiude anche il cerchio iniziato con Per un pugno di dollari di Leone, che aveva aperto la grande stagione del western all'italiana ispirandosi proprio a La sfida del samurai di Kurosawa, che finiva esattamente in questo modo. Perciò penso che si tratti di un film abbastanza importante, che si muove fra mondi cinematografici diversi che si sono incontrati più volte e che qui ricevono il giusto riconoscimento da parte di un regista che li ama.
Visto subito dopo il film precedente, ecco una pellicola che mi ha regalato l'ennesima soddisfazione, e viste le premesse non poteva essere una delusione: il regista è Sergio Corbucci (quello di Django), i protagonisti Franco Nero in un ruolo diversissimo da Django ma che si ostina a continuare a sparare all'impazzata con la mitragliatrice e Tomas Milian, che sta diventando uno dei miei attori preferiti grazie anche a questo film, in cui interpreta un basco finito per lottare nella rivoluzione messicana e che dovrà, insieme al suo compare poco sopra descritto, intraprendere una missione di recupero i cui scopi cambieranno nel corso della stessa (ah, musiche di Morricone). Questo film è del 1970, e si sente già che l'aria sta cambiando, e che l'ironia inizia a virare verso il comico; però a differenza di film come Vado l'ammazzo e torno (altro western che ho visto ultimamente ma che non mi pare più di tanto rilevante, almeno per me) qui siamo ancora su livelli più alti, e il tema della rivoluzione non manca di mandare un messaggio ben definito. Film comunque ottimo, sotto ogni aspetto, e per questo consigliatissimo.


Altrimenti vi dico solo che è un'adattamento in salsa western de I sette samurai di Kurosawa, e si tratta di un western americano degli anni sessanta, forse fra i migliori del genere. Da segnalare Eli Wallach nel ruolo del cattivo, un po' più giovane rispetto a quando, qualche anno più tardi, sarà uno dei protagonisti dell'italiano Il buono, il brutto, il cattivo.
Vi ricordate i cloni di Bud Spencer e Terence Hill, di cui abbiamo già parlato varie volte? Questo è il loro primo film. Come negli altri casi, i due qualche volta possono anche risultare simpatici ma il più delle volte i personaggi e il film non si regge in piedi in quanto non vive di vita propria, dato che il confronto con gli originali è continuo e, purtroppo, impietoso (vedetevi il gioco con il sigaro e gli schiaffi, e ditemi se non vi ricorda qualcosa). Comunque la curiosità di vederlo, pur essendo leggermente deprimente, può premiarvi.
Postato dal brunez alle 12:19 / commenti (8)
Tags: recensioni, cinema, carambola, i magnifici sette, sukiyaki western django, il ritorno di ringo, una ragione per vivere e una per, un esercito di cinque uomini, vamos a matar companeros, un dollaro bucato
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Scusate se non scrivo tanto spesso, si vede che purtroppo ultimamente non sono preso molto bene con questa attività e non mi viene, non so perché. Però di film ne sto guardando a bizzeffe in sto periodo, alcuni veramente orrendi e deprimenti (
Commedia, western
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