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mercoledì, 03 giugno 2009
Continua l'abbuffata di western all'italiana, a cui mi sto con piacere sottoponendo da un po' di tempo a questa parte. In questo post faccio un piccolo resoconto di alcuni visti ultimamente, dato che se dedico una recensione approfondita a ogni western che sto vedendo in questo periodo penso che non avrei tempo per nient'altro.

    
Due signori western con Giuliano Gemma (del secondo ho già accennato qualche post fa), che in entrambi i casi interpreta un ex soldato della guerra di secessione (nel primo un sudista, nel secondo un nordista) che ha a che fare con il ritorno alla vita da civile, con tutti i problemi del caso. Il primo è quasi più simile a un western americano che a uno italiano, in quanto pur fioccando i cadaveri non sono mai più del dovuto, regalandoci comunque momenti di grande tensione come il duello finale, veramente insolito ma che non svelo così vi guardate il film e poi mi ringrazierete per avervi incoraggiato a farlo. Il secondo, chiunque lo capirebbe, riprende il ritorno in incognito di Ulisse a Itaca; infatti qui l'ex soldato, venuto a sapere che il paese d'origine è in mano a una famiglia di banditi messicani che gli hanno anche soffiato la moglie, torna travestito da peone e attua la sua paziente vendetta che culmina in un assalto finale alla fazenda degli avversari resa cinematograficamente in modo a dir poco impeccabile.

    
Questi due film invece seguono il canovaccio "un tizio mette insieme un variegato gruppo di uomini con abilità diverse per portare a termine una missione"; nel primo caso si tratta di un gruppo di condannati a morte che, in cambio della libertà, devono sabotare per conto dell'esercito nordista un fortino di confederati, mentre nel secondo caso si tratta di mettere in atto un dettagliato piano per rapinare un treno dell'esercito messicano carico d'oro. In entrambi i casi, fra i membri della banda c'è Bud Spencer, nel classico ruolo del bestione tutto muscoli e poco cervello, ma che capisce dove sta il giusto. Nel primo da segnalare come protagonista James Coburn e fra i cattivi Telly Savalas, ovvero Kojak (non so chi se lo ricorda). Anche in questo caso, li consiglio vivamente in quantosono due film molto ben costruiti, le cui trame, seppur non sempre legate cinematograficamente all'ambientazione western (assalti a fortini e a treni blindati ne abbiamo visti tanti, per esempio, anche in film sulla seconda guerra mondiale), in questi due casi ci sta alla perfezione, dato che regalano anche qualche buon spunto storico sulla guerra di secessione e la rivoluzione messicana.

Che altro dire? Se già conoscete questo film non c'è nulla da aggiungere! Altrimenti vi dico solo che è un'adattamento in salsa western de I sette samurai di Kurosawa, e si tratta di un western americano degli anni sessanta, forse fra i migliori del genere. Da segnalare Eli Wallach nel ruolo del cattivo, un po' più giovane rispetto a quando, qualche anno più tardi, sarà uno dei protagonisti dell'italiano Il buono, il brutto, il cattivo.

carambola Vi ricordate i cloni di Bud Spencer e Terence Hill, di cui abbiamo già parlato varie volte? Questo è il loro primo film. Come negli altri casi, i due qualche volta possono anche risultare simpatici ma il più delle volte i personaggi e il film non si regge in piedi in quanto non vive di vita propria, dato che il confronto con gli originali è continuo e, purtroppo, impietoso (vedetevi il gioco con il sigaro e gli schiaffi, e ditemi se non vi ricorda qualcosa). Comunque la curiosità di vederlo, pur essendo leggermente deprimente, può premiarvi.

Recentissimo film del giappo Takashi Miike, che riprendendo la trama dello straniero senza nome che arriva in una cittadina di frontiera (qui un Nevada giapponese) contesa fra due fazioni rivali, fra le quali il nostro si barcamenerà con buoni risultati per lui. Devo dire che non mi sono mai piaciute troppo le contaminazioni del genere western con altra roba, ma in questo caso ho apprezzato in quanto Miike - argutamente - non cerca di rifare un western all'italiana ma fa semplicemente un film suo ma ispirandosi e omaggiando quel genere. Qualcun potrebbe dirmi "ma come, nel post precedente critichi Tarantino perchè omaggia i film del passato che gli piacciono e lodi Miike che fa la stessa cosa", ma la differenza sta proprio nel fatto che Miike centra il bersaglio e non lascia un retrogusto amaro in bocca perchè, a differenza del suo collega, non si prende per niente sul serio, senza farsi alcun problema a tirare avanti una storia piena di cose deliranti (ho pensato a Russ Meyer) ma che proprio in quanto tali fanno reggere il film ottimamente. Ok a volte c'è qualche giapponesata di troppo ma in generale il film mi è piaciuto parecchio: il mix anche grafico fra western e oriente è ben fatto, così come gli omaggi a Corbucci e Leone: la bara con il mitragialtore Gatling (anacronistico ma, come dicevo, ci sta), la collezione di pistole con tanto di Colt Navy a cui applicare il calcio come quella del colonnello Mortimer, il duello finale in cui l'uomo con il fucile che incontra l'uomo con la pistola è sostituito con l'uomo con la katana che incontra l'uomo con la pistola. E, in entrambi i casi, sovvertendo le aspettative, il primo è l'uomo morto. Con questo duello finale, Miike chiude anche il cerchio iniziato con Per un pugno di dollari di Leone, che aveva aperto la grande stagione del western all'italiana ispirandosi proprio a La sfida del samurai di Kurosawa, che finiva esattamente in questo modo. Perciò penso che si tratti di un film abbastanza importante, che si muove fra mondi cinematografici diversi che si sono incontrati più volte e che qui ricevono il giusto riconoscimento da parte di un regista che li ama.

Visto subito dopo il film precedente, ecco una pellicola che mi ha regalato l'ennesima soddisfazione, e viste le premesse non poteva essere una delusione: il regista è Sergio Corbucci (quello di Django), i protagonisti Franco Nero in un ruolo diversissimo da Django ma che si ostina a continuare a sparare all'impazzata con la mitragliatrice e Tomas Milian, che sta diventando uno dei miei attori preferiti grazie anche a questo film, in cui interpreta un basco finito per lottare nella rivoluzione messicana e che dovrà, insieme al suo compare poco sopra descritto, intraprendere una missione di recupero i cui scopi cambieranno nel corso della stessa (ah, musiche di Morricone). Questo film è del 1970, e si sente già che l'aria sta cambiando, e che l'ironia inizia a virare verso il comico; però a differenza di film come Vado l'ammazzo e torno (altro western che ho visto ultimamente ma che non mi pare più di tanto rilevante, almeno per me) qui siamo ancora su livelli più alti, e il tema della rivoluzione non manca di mandare un messaggio ben definito. Film comunque ottimo, sotto ogni aspetto, e per questo consigliatissimo.
giovedì, 28 maggio 2009
Kill BillAzione
Stati Uniti
2004

di Quentin Tarantino

Tempo addietro avevo visto la prima parte in tv, e ieri sera mi è capitato di incrociare la trasmissione del secondo capitolo in seconda serata, così ho deciso di guardarlo per completare l'opera. Qui faccio una recensione unita delle due parti dato che alla fin fine il film è stato spaccato in due solo per ragioni di distribuzione cinematografica, anche se ho ovviamente ricordi più freschi di questa seconda parte. Comunque: di sto film sono state tessute innumerevoli lodi, dato che omaggia tutto quell'universo cinematografico che è il cinema d'exploitation che negli ultimi decenni ha subito una forte riabilitazione a livello di critica grazie anche (e forse soprattutto) a Tarantino stesso, che essendone un grande estimatore ha omaggiato spesso e volentieri quel modo di far cinema spesse volte lontano dai soliti schemi del cinema hollywoodiano. Quindi ok Le iene e soprattutto Pulp fiction, due signor film, ma in questo caso devo dire di non essere proprio soddisfatto, e ora vi spiego perché: ok ti piace il cinema da grindhouse, però a insistere così tanto nel restar sempre e incessantemente sempre sulle stesse cose alla lunga annoia: personalmente di sti personaggi cazzutissimi, killer sanguinosi oltre ogni limite immaginabile e infallibilissimi, che poi si ritrovano nelle solite situazioni assurde del tipo che si fanno una bevuta insieme e dopo si ammazzano a vicenda e così via (per non parlare delle solite tarantinate tipo i piedi di Uma Thurman, che la presentano come una gran figa ma che, a mio giudizio, è arrapante quanto un ramo secco) ne ho le palle piene. Va bene che ti piace un certo tipo di cinema e che sto tipo di film da un lato fanno andare in disibilio i giovanilistici critici dei nostri giorni che si divertono a scovar fuori ogni citazione e dall'altro piacciono al pubblico (è innegabile che, pur non essendo strettamente cinema mainstream, tutto ciò appaia molto stiloso), ma personalmente tutto ciò non mi convince. Potete obiettarmi tutto quel che volete, ma mi pare che nel corso degli ultimi anni Tarantino abbia fatto un po' la fine di quei registi che hanno fatto effettivamente dei film geniali ma che poi si perdono nell'autocompiacimento e continuino a far sempre lo stesso film, e in questo caso lo dimostra persino il fatto che dopo questo film Tarantino abbia proseguito sulla strada del "a me piacciono quei film e vi faccio venire due coglioni così con sta cosa" con il progetto Grindhouse, che non ha fatto nient'altro che confermare la mia opinione, già esposta nella recensione di Planet terror dell'amichetto Rodriguez, per cui secondo me Tarantino sia più innamorato dell'idea di amare il cinema d'exploitation che propriamente di quel cinema. Comunque penso che, complice il flop al botteghino di Grindhouse, l'abbia capita di non dover più insistere troppo con sta pappardella, dato che a quanto pare con Inglorious basterds abbia messo in piedi qualcosa di un po' più originale, pur sempre citando e omaggiando quel che gli piace ; la qual cosa, vorrei sottolineare, non è niente di male, l'importante è non perdercisi troppo dietro, sennò va a finire che un regista effettivamente bravo e - volendo - originale come Tarantino si mette a scimmiottare i film che gli piacciono come fanno quelli come me con la videocamera di casa, con l'unica differenza che lui ci butta via dei miliardi contraddicendo perciò il fatto di amare quel cinema povero di mezzi ma ricco di contenuti.
Comunque, chiacchiere a parte, tornando a Kill Bill: fate quello che volete, ma il mio consiglio è di guardarseli separatamente i film di king fu, un chambara, un western all'italiana, che non tutti mescolati, per quanto bene, a sta maniera; potete godervi quel cinema direttamente, anche senza la mediazione di Tarantino.
Postato dal brunez alle 22:17 / commenti (4)
Tags: recensioni, cinema, kill bill
mercoledì, 06 maggio 2009
Il ritorno di RingoScusate se non scrivo tanto spesso, si vede che purtroppo ultimamente non sono preso molto bene con questa attività e non mi viene, non so perché. Però di film ne sto guardando a bizzeffe in sto periodo, alcuni veramente orrendi e deprimenti (Noi non siamo angeli), altri bruttarelli ma accettabilmente guardabili (Anche gli angeli tirano di destro), altri ancora di fattura pessima ma proprio per questo divertenti (Ninja commandments). Infine, per rassicurare chi si preoccupa delle mie discutibili visioni, guardo anche film che sono veramente dei gran bei film, di quelli costruiti così bene da catturare e coinvolgere lo spettatore per tutta la durata della pellicola. E si tratta di film per niente a budget alto e per niente americani. Sto parlando di pellicole come Il ritorno di Ringo, che non sto qua a recensirvi nei particolari ma vi dico solo che film come questi strameritano di essere visti, e li dovete guardare assolutamente se vi considerate veramente degli amanti del buon cinema. Magari pensate di esserlo perché snobbate il cinema italiano, ma non fatelo in maniera indistinta: il cinema italiano di oggi effettivamente fa schifo, è qualcosa di eccessivamente televisivo e per questo disgustoso ecc. ecc. ma non è sempre stato così, perché per un decennio fra gli anni sessanta e settanta abbiamo preso il genere cinematografico per eccellenza americano e l'abbiamo rivoluzionato, con pellicole straordinarie. Ora lungi da me fare l'esimio estimatore della critica bene che si mette a disquisire per pagine e pagine sul valore di Leone o Morricone (non parlo solo di loro, anzi), e tantomeno fare quello che trova ogni scusa valida per dire "fiero di essere italiano" (anche perché, al contrario, non lo sono per niente visto cosa significa al giorno d'oggi l'essere italiani); anche perché il western all'italiana è una cosa meravigliosa mica perché è qualcosa di italiano (anche perché, detta così, non vuol dire proprio un bel niente), ma perché è fatto bene - anzi, benissimo - e basta.
Perciò: fatevi una cultura di spaghetti western, io lo sto facendo e mi ritrovo una soddisfazione dietro l'altra.
Postato dal brunez alle 12:43 / commenti (3)
Tags: recensioni, cinema, il ritorno di ringo
mercoledì, 22 aprile 2009
Les DaltonCommedia, western
Francia
, Germania, Spagna
2004

di Philippe Haïm

Carissimi amici, stavolta vi recensisco un film a dir poco orripilante. Vi spiego: mi ero incuriosito a riguardo della vecchia serie live action su Lucky Luke dei primi anni novanta, quella con protagonista Terence Hill, e spulciando in giro per internet ho scoperto che esiste anche un altro adattamento con attori in carne e ossa di questo fumetto, datata 2004 e intitolata Les Dalton e incentrata sulle avventure dei quattro fratelli. Incuriosito, ho guardato il trailer e ho subito pensato "ma questo film è proprio una merda"! Così, spinto da quello che Edgar Allan Poe aveva chiamato "il genio della perversione", me lo son procurato e somministrato. Con mio sommo dolore ovviamente. Il film è evidentemente fatto sulla scia dei vari film live action di Asterix e Obelix, e (a parte il primo) fanno schifo proprio in quella stessa identica maniera: vestono gli attori come i personaggi dei fumetti, con dei costumi vistosissimi e l'ambientazione colorata ai limiti del visivamente sopportabile, e con l'idea di rendere sullo schermo il fatto che è la trasposizione di un fumetto comico gli fanno fare un sacco di scenette ridicole ma che non fanno ridere, aiutati spesso e volentieri da degli effetti in grafica 3D che non fanno altro che peggiorare il tutto. Qualcuno potrà dire che il film si rivolge a un pubblico di bambini, ma personalmente se avessi un figlio non gli farei mai vedere sto film, è troppo idiota persino per la mente poco sviluppata di un poppante (ok i bambini sono bambini, ma non per questo vanno presi tutti per degli imbecilli). E di simile al fumetto sto film ha solo come sono vestiti gli attori: lo stesso Lucky Luke, interpretato tra l'altro da Til Schweiger ovvero il protagonista del film recensito qui sotto, è praticamente nient'altro che sto attore teutonico (e quanto di più non somigliante al Lucky Luke di carta esista) che indossa un costume da carnevale del suddetto pistolero. E a proposito dei Dalton, ho letto in giro che due di loro - immagino Joe e Averill, dato che gli altri due è come se non ci fossero - sono interpretati da due comici televisivi francesi, il che spiega ulteriormente perché il film faccia un po' schifo e tra le altre cose non sia stato distribuito in Italia (ci pensiamo già da noi a fare film comici inguardabili, avranno pensato le case di distribuzione cinematografica nostrane).
Perciò non mi resta altro da dirvi di stargli ben lontano, e di rispolverarvi piuttosto la vecchia serie di Terence Hill che era molto più fedele al fumetto originale di questo film, nonostante Terence Hill & compari esteticamente non somigliassero al fumetto (ma per tutto il resto era una trasposizione fedele). Comunque ho anche visto che per la fine di quest'anno è prevista l'uscita di un'altra trasposizione con attori veri di Lucky Luke, che sembra essere promettente già solo dalla locandina. Giudicate voi:

Lucky Luke
Postato dal brunez alle 20:51 / commenti (3)
Tags: recensioni, cinema, les dalton
mercoledì, 08 aprile 2009
Far cryAzione
Germania
, Canada
2008
di Uwe Boll

Torniamo a parlare di Uwe Boll, l'Ed Wood del nuovo millennio, parlando stavolta del suo ultimo film, di nuovo un adattamento cinematografico di un noto videogioco. Anche in questo caso a parte il titolo ben poco resta del videogioco originale: quest'ultimo è ambientato in un'isola tropicale del pacifico mentre il film è ambientato in Canada, poi Boll ha fatto diventare il protagonista un ex soldato delle forze speciali tedesche e lo scienziato pazzo di turno come uno che lavora, molto originalmente, "per il governo". A parte questo, però, va detta subito una cosa: il film non è male! Eh già, dopo averci abituati a insensati e inutili (e inguardabili) film per tutti questi anni, sembra proprio che il nostro buon Uwe abbia messo la testa a posto; voglio dire, resta ancora qualche immancabile trovata idiota delle sue, ma il film per il resto risulta un accettabile action-movie di quelli con Seagal o Van Damme, e si inserisce pienamente in quel filone cinematografico del tizio col passato da supercombattente oramai ritiratosi che torna inaspettatamente in azione in compagnia della gnocca di turno e contro un infinito esercito di soldati e superuomini guidati dall'immancabile cattivo di turno, qui interpretato da Udo Kier, uno che fra Antonio Margheriti, la Asylum, Rob Zombie e ora anche Uwe Boll ha veramente un'invidiabile carriera da attorebrutto. Perciò che altro aggiungere? Sono rimasto piacevolmente sorpreso nell'apprezzare un film di Boll, perché nonostante già con In the name of the king sembrava che questo regista fosse meno punitivo del solito (nonostante lì, come abbiamo visto, qualche megastronzata colossale non mancava), ma qui mi pare che siamo arrivati a certi livelli di guardabilità insoliti, e devo dire che se il nostro continuasse su questa strada e diventasse un bravo regista di action-movie potrebbe finalmente lasciarsi alle spalle brutture come The house of the dead o Postal e smettere di essere lo zimbello della situazione.
Postato dal brunez alle 12:05 / commenti (6)
Tags: recensioni, cinema, far cry