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mercoledì, 18 novembre 2009
Enter the ninjaAvventura, azione
Stati Uniti
1981

di Menahem Golan

Recensisco qui per la prima volta un ninja-movie non riconducibile alla tradizione hongkonghese di Godfrey Ho e Joseph Lai, bensì a quella americana inaugurata proprio con questo film dalla coppia di produttori israeliani Golan e Globus (una delucidazione su tutto questo la trovate qui). Comunque ho potuto vedere che anche gli "americani" non scherzano in quanto ad assurdità quandi si tratta di ninja, e il tutto lo si evince già solo dalla trama del film in questione, sulla quale mi dilungherò proprio per questo (occhio che spoilero alla grande):
Vediamo un ninja completamente bianco braccato da dei ninja vestiti di rosso capitanati da un ninja vestito di nero, quest'ultimo l'unico con un costume sensato, dato che quelli rossi e bianco non so dove si possano mimetizzare vestiti così: in una lago di sangue o in mezzo alla neve? (per la cronaca, i ninja tradizionalmente si vestivano di nero per essere invisibili nella notte e cose del genere); comunque quello bianco li mette tutti fuori combattimento, arriva a una costruzione giapponese, taglia la testa al vecchio maestro ninja in piedi lì davanti ed entra. A questo punto scopriamo che era tutta una simulazione, con il vecchio maestro ninja che entra con la sua testa finta e mozzata sottobraccio, e che nomina il tizio vestito di bianco (interpretato da Franco Nero) ninja a tutti gli effetti, di fronte a tutta la combriccola di ninja stragliuzzati in precedenza. Alla festicciola in onore del neoninja brindano tutti tranne il ninja nero, che s'incacchia perché secondo lui uno che non è un giapponese non può essere un ninja (nel qual caso s'è svegliato un po' tardi, secondo me); comunque il tutto finisce lì perché Franco Nero se ne va nelle filippine a trovare un ex commilitone che dirige una piantagione  (in realtà passa le giornate a ubriacarsi) insieme a una moglie che concede allegramente all'amico per una notte (sapete, si divide tutto fra commilitoni...). Comunque devono affrontare un prepotente locale che fa lavorare i suoi impiegati intorno a una piscina coperta (!) sul cucuzzolo di un grattacielo (!!) dove delle ragazze fanno nuoto sincronizzato (!!!), circondato da sgherri tutti in abito bianco e con il capo dei quali che è un omuncolo grassottello che ha un uncino al posto di una mano. Ovviamente Franco Nero li sistema sempre tutti quanti finché il prepotente non ingaggia proprio il ninja nero a cui sta sui coglioni, e va a finire come sempre: a Franco Nero uccidono l'amico, rapiscono la donna e lui ammazza tutti (ridicola la morte del prepotente di turno, che si accascia al suolo allargando le mani in una posa del tipo "che vuoi che ti dica?"), e alla fine se ne va lasciando la donna col consueto "un giorno tornerò" (aspetta e spera).
Perciò: non siamo proprio ai deliri del tipo allungare un film con spezzoni di altri film che non c'entrano una cippa, però per il resto neanche qui manca il gusto per lo stravagante e l'assurdo, specialmente per il fatto che a parte i il quarto d'ora iniziale e quello finale non si vede niente di ninjoso per tutto il resto del film. Perciò non mi sento di dire che questo film di ninja siano meglio di quelli orientali... sono solo diversamente strambi. Ma spassosi nella stessa misura, per la loro assurdità, perciò consiglio questo film, soprattutto ai nostalgici degli anni '80 dove la mania dei ninja era arrivata a livelli tali da far diventar ninja anche le tartarughe.
Postato dal brunez alle 21:00 / commenti (3)
Tags: recensioni, cinema, l'invincibile ninja, linvincibile ninja
martedì, 10 novembre 2009
BrünoComico
Stati Uniti
2009

di Larry Charles

Alcuni di voi sapranno che mi piacciono tantissimo Sacha Baron Cohen e i suoi tre classici personaggi, ovvero Ali G, Borat e Brüno. I primi due hanno già avuto una trasposizione cinematografica, e ora è toccato anche al terzo. Quello che è successo dev'essere stato più o meno questo: dopo il successo di Borat, la Üniversal (sì, in questo caso con i due puntini sulla U) ha detto al regista Larry Charles e a Sacha Baron Cohen di fare un film simile ma con Brüno, e così hanno fatto. Squadra vincente non si cambia, e nemmeno la formula del finto documentario e più o meno tutto il resto. In effetti la sensazione che si ha è quella di vedere un film-clone di Borat, dato che anche nella costruzione della trama e degli sketch ben poco è cambiato da un film all'altro, e perciò sono in parte legittime le critiche di chi afferma che il film è poco originale soprattutto rispetto al suo predecessore di qualche anno fa; ma penso che quel che è venuto fuori sia esattamente quello che la casa di produzione voleva, e così pure per i bravi Charles e Cohen che sicuramente se la sono spassata con questa ultima possibilità di divertirsi, dato che sicuramente, per la visibilità ottenuta ormai a livello mondiale dallo stesso Cohen, non potranno più combinare di sti scherzi. Comunque, per chi non sapesse di che si tratta: Brüno è un reporter di moda austriaco gay che conduce Funkyzeit mit Brüno, il programma di moda più celebre in tutti i paesi di lingua tedesca, a parte la Germania; un giorno però durante una sfilata di moda a Milano si presenta con un vestito di velcro e, dopo quello che potete immaginare possa essere successo, finisce per sbaglio in passerella e lì fra i fischi di tutti finisce la sua carriera: viene licenziato dall'emittente per cui lavora, lasciato dal suo boyfriend pigmeo e anche dal suo assistente, ma non dall'assistente del suo assistente che continuerà a sostenerlo perché segretamente lo ama. A questo punto Brüno decide di emigrare negli Stati Uniti dove vuole diventare la più grande star austriaca inernazionale dopo Hiltler, e così inizia a tentare di fare tutto quello che fanno le star: avere un programma in tv, diventare attore, andare a letto con un politico, adottare bambini africani, fare da sponsor per una buona causa e così via; a un certo punto decide anche di diventare eterosessuale frequentando un prete "convertitore di omosessuali" e facendo cose da "veri uomini" come andare a caccia o entrare nella guardia nazionale, senza troppo successo, ma anche in questo caso per il nostro ci sarà un lieto fine. Ora non sto qua a raccontarvi tutti gli sketch (anche se qui si nota un po' di più che in Borat chi sono i complici e chi le inconsapevoli vittime), ma ancora una volta Sacha Baron Cohen mette a nudo e prende in giro l'idiozia e le contraddizioni degli americani ma più in generale di tutti gli occidentali: Brüno è un personaggio estremo e fuori di testa ma mostra come invece i veri fuori di testa in realtà siano le persone all'apparenza più normali, o che almeno come tali si vogliono far ipocritamente passare, fra patriottici americani, grotteschi difensori dell'etero-pride più machista, scambisti etero, per non parlare dell'idiozia del mondo dello spettacolo e quello che la gente è disposta a fare pur di entrarci (esemplare l'audizione per fare un servizio fotografico con dei bambini). Il tutto in un film che è puro divertimento ai limiti del trash, ovviamente volontario. Molto appropriata la colonna sonora a base di eurodance (più di uno i brani del tedesco Scooter) e una canzone cantata da Brüno con altri cantanti famosi, mentre il doppiaggio italiano... insomma fatto a una qualche maniera, con Pino Insegno che torna a doppiare nonostante forse non sia la voce più adatta (guardatevi su YouTube qualche puntata del Da Ali G Show americano dove c'è Brüno per capire).
Perciò per quel che mi riguarda il film è pienamente promosso, mi sono divertito tantissimo a guardarlo; ora sono curioso di vedere che strade prenderà Sacha Baron Cohen, ma di certo ci riserverà buone sorprese.
Postato dal brunez alle 19:54 / commenti (5)
Tags: recensioni, cinema
martedì, 20 ottobre 2009
Western
Italia
1994

di Terence Hill

Bene gente, mettetevi comodi che ora affrontiamo un film di quelli che mi mettono in seria difficoltà, anche se forse senza molto motivo. Capirete tutto qui di seguito, dopo una piccola introduzione sul film: siamo nel far west, e una vecchia ma arzilla madre vorrebbe rivedere i suoi due figli, un corpulento cacciatore di taglie (Moses) e un lesto pistolero (Travis), riuniti per Natale, ma mentre il secondo è d'accordo il primo è restìo a reincontrare la madre per un torto subito quando, prima di metter su famiglia e abbandonare la vita da fuorilegge, aveva rubato dei cavalli e sua madre li aveva liberati. Così Travis trascina il fratello al cenone di Natale ingannandolo, usando come pretesto la cattura di un noto fuorilegge locale. Le premesse non sono male, e infatti la prima parte del film è a mio giudizio abbastanza godibile, con questi due fratelli che si mettono in viaggio per catturare il bandito; solo che poi inizi a vedere che in realtà gironzolano sempre negli stessi due-tre posti, e così l'inseguimento che lo spettatore si aspettava di vedere si trasforma in un salterellare da una location all'altra del film (il villaggio western, la casa della veterinaria e poco altro); poi oltre a questo il film presto degenera per tutta la seconda parte, dato che diventa un pastrugno di eventi che si susseguono non dico senza alcun senso ma con pretesti abbastanza da poco che tirano avanti il film fino al finale, in cui la lunga scazzottata non basta a risollevare del tutto le sorti della pellicola che inevitabilmente lascerà un po' di perplessità allo spettatore di bocca buona e farà urlare alla schifezza quello - vuoi anche immotivatamente - esigente. Dico immotivatamente perché aspettarsi qualcosa tipo Il mio nome è Nessuno da questo film è una pretesa assurda, ma è anche evidente che non è stato fatto abbastanza. E penso che siano anche abbastanza evidenti i punti deboli di questo film (oltre ai già succitati problemi di sceneggiatura col trama):
  • intanto si è voluto ambientarle il film in un west che non tiene minimamente conto del contesto in cui i precedenti film della coppia riconducibili a questo genere (Trinità & co.) erano ambientati, ovvero la fine dello spaghetti-western classico (oramai inflazionato e finito nell'involontariamente comico fra inutile ultraviolenza e ripetitive battutacce mortuarie) e l'inizio del comic western; è evidente invece come il film sembri quasi un continuo della serie Lucky Luke con la sola aggiunta di Bud Spencer al cast, dato che parecchi attori sono stati recuperati da lì e anche la location del Bonanza Creek Ranch. Quindi già Lucky Luke presentava un tipo di comicità e delle situazioni diverse dai vecchi western della coppia (se mi è concesso, meno italiane e più vicine a un gusto, per così dire, internazionale), e tutto questo lo ritroviamo abbastanza in Botte di Natale;
  • il fatto che ci sia fin troppo buonismo mieloso, tanto che Bud Spencer stesso in un'intervista affermò che gli sembrava un film finanziato dall'azione cattolica. Probabilmente Terence Hill come regista aveva bene in mente di fare un film mirato ad un pubblico di ragazzi, ma forse si è esagerato un po' troppo in tal senso, fra la cucciolata di bambini di Moses e altre smancerie su cui si è insistito quel tanto in più da farle risultare poco gradevoli;
  • infine, per fare un film alla Bud Spencer e Terence Hill non basta avere solo Bud Spencer e Terence Hill! Qui manca una colonna sonora adeguata, dato che qui siamo ben lontani dalle musiche di Franco Micalizzi o dei fratelli De Angelis, anzi ascontandola viene da pensare che sembra più adatta a una fiction tipo Don Matteo (e infatti poi ho scoperto che effettivamente il compositore è lo stesso); mancano delle "spalle" adeguate, come lo sono stati nei vecchi film Riccardo Pizzuti o Sal Borghese (il secondo non so, ma avevo sentito che il primo aveva rotto con la coppia alla fine degli anni ottanta a causa di una lite abbastanza definitiva).
E manca, come dicevo, una storia e una regia adeguata; ora non sappiamo come avrebbe potuto essere il film se lo avesse diretto Enzo Barboni,il regista prediletto della coppia che tra l'altro - se non ho capito male - si era proposto per dirigere questo film ma che è stato rifiutato in quanto Terence Hill voleva essere il regista; d'altra parte anche lui aveva perso un po' del suo tocco magico e lo si vede guardando Un piede in paradiso con Bud Spencer. Ma su questo è abbastanza difficile fare qualcosa di più che delle congetture.
In ogni caso, è evidente che si poteva far di meglio. Dico questo perché il film le potenzialità per riuscire bene ce le aveva: la resa visiva del film è molto bella, così come i costumi e il look dei personaggi, oltre ai posti (il vero west americano, fra Arizona e New Mexico) e Bud e Terence mostravano di essere all'epoca ancora molto in forma, per cui non mi sento di dire - come hanno detto altri - che è ridicolo vederli così vecchi fare ancora le scazzottate, anzi mi sembra che queste ultime siano una delle cose ben riuscite del film. Poi si sa, il fatto che erano dieci anni che non facevano più un film insieme fa aumentare in maniera esorbitante le attese del pubblico, che così risultano ancora più deluse. Se poi ci aggiungiamo anche il fatto che fu un flop commerciale le cose si complicano ancora di più...
Ora avete capito perché non me la sento di liquidare del tutto questo film come una cagata, nonostante in fondo le premesse per farlo ci possono essere. Comunque vabbé, è andata così; forse hanno aspettato troppo, forse non hanno fatto tutto proprio come si deve... probabilmente il film merita in ogni caso una guardata per il fatto che ci sono loro due. Poi insomma, valuterete voi se rivederlo ancora o se tornare a buttarvi sul sicuro coi vecchi film della coppia.
Postato dal brunez alle 12:35 / commenti (9)
Tags: recensioni, cinema, botte di natale
mercoledì, 30 settembre 2009
ProvvidenzaWestern
Italia
1972

di Giulio Petroni

Ho visto poco tempo fa questo film, incuriosito dal fatto che praticamente non trasmettono mai in tv western comici che non siano quelli di Bud Spencer e Terence Hill. E ora ho capito perchè! Probabilmente fanno abbastanza schifo, se sono tutti come questo film qua in cui Tomas Milian interpreta un cacciatore di taglie col look (di sicuro volutamente) copiato a quello di Charlot, il quale fa coppia fissa con un bandito ciccione e barbuto e ingenuo che, penso inevitabilmente, vorrebbe rimandare a Bud Spencer.
Il film consiste in una sequela di idiozie che vanno dal non far ridere all'essere proprio irritanti, specialmente quelle palesemente anacronistiche che sembrano degne di film come SPQR o A spasso nel tempo; hanno tirato dentro pure Mike Bongiorno (che interpreta un generale che si chiama Mike Goodmorning  ) che fa un quiz in prigione, ma non è certo questa comparsata che aiuta il film a tirarsi su.
Mi dispiace per Milian e il regista Petroni che hanno fatto molto di meglio nelle loro carriere western, anche insieme. Questo film è sicuramente un passo falso ma a quanto pare non è bastato perché ne hanno fatto pure un sequel (che di certo non guarderò).
Postato dal brunez alle 11:34 / commenti (11)
Tags: recensioni, cinema, provvidenza
mercoledì, 12 agosto 2009


Come potete vedere, ultimamente non sto molto dietro al blog; non perché non guardi più film da recensire, anzi ultimamente ne ho visto proprio parecchi, ma semplicemente non mi viene più molta voglia di scrivere. Così ho pensato: non hai tanta voglia di metterti lì a tirar fuori tutta la tua sapienza cinematografica sull'ultimo film visto in una lunga recensione delle tue? Scrivi qualcosa di più corto. E visto che non ti piace usare il blog per scrivere post di due righe, usa un servizio apposito. Così mi sono registrato su Twitter, un servizio che effettivamente fino all'altro giorno consideravo abbastanza una boiata (e sul quale tuttora ho ancora qualche perplessità), ma chi mi conosce bene sa che questo tipo di cose attrae per quanto poco la mia curiosità (vi ricordate quando quanche anno fa parlavo male dei blog? ); così mi sono iscritto, ma con riserva: infatti così come su Facebook e posti del genere nella mia pagina difficilmente trovate post del tipo "mi sono appena mangiato un gelato con la panna", "ho appena finito di fare la doccia" oppure "sono appena andato di corpo che è una meraviglia", allo stesso modo non userò Twitter per raccontare ogni minima cosa che faccio dei cavoli miei. Diciamo che lo userò con misura, tenendovi aggiornati su eventuali nuovi eventi o nuove visioni  o segnalazioni cinematografiche delle mie, un po' come qui ma col limite dei 140 caratteri a post.
Comunque non spaventatevi, magari torno a scrivere anche qui ogni tanto! Nel frattempo chi ha voglia può seguirmi anche su questa nuova piattaforma:

Postato dal brunez alle 17:29 / commenti (3)
Tags: twitter